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Hector Guimard. Le Castel Beranger

Hector Guimard
con un saggio di Philippe Thiebaut


dopo e, inizialmente lanciata nella primavera 1898 al prezzo di 60 franchi pagabili tramite sottoscrizione, a fine anno fu messa in vendita a 80 franchi52.
U prezzo, relativamente alto, era giustificato dal carattere lussuo-so del libro, la cui realizzazione richiese infatti ricerche e studi particolari; a cominciare dalla stessa custodia, costituita da tre pagine di copertina goffrate, color verde salice, e piatto poste-riore e anteriore ornati da composizioni inedite, create apposita-mente da Guimard, nella stessa tonalita di verde e oro: tutto I'in-sieme illustra la sensibilita precoce delTartista nei confronti del potere sia plastico che simbolico della grafia delle lettere53. An-che per il frontespizio fu Guimard a disegnare i caratteri e a in-serirli in una cornice che riprendeva un motivo di tappeto, di-mostrazione eclatante della sua inventiva e liberta stilistica. Quanto alle sessantacinque tavole riprodotte in eliotipia, sono di due tipi diversi. Alcune riproducono gli acquerelli eseguiti da un certo Saude sotto la supervisione di Guimard; le altre riproducono fotografie, anch'esse acquerellate, ma i cui negativi sono stati ritoccati a mano, il che spiega l'aspetto «disegnato» di alcu-ni motivi. La carta usata per le tavole era stata fabbricata appo-sitamente da una ditta inglese, la Grosvenor, Chater & C° Ltd, che possedeva un magazzino a Parigi. La stampa era stata affida-ta a uno dei migliori studi tipografici del momento, Chamerot e Renouard, i quali, benche esercitassero da poco la professione54, erano gia specializzati in pubblicazioni di lusso e sensibili alia corrente «moderna», come dimostrano le dispense del famoso Japon artistique di Siegfried Bing. П tutto fu orchestrato da D'Hostingue, direttore della Librairie Rouam e autore del testo introduttivo.
Appare evidente che il libro non fu concepito come propaganda immobiliare di Castel Beranger, i cui appartamenti, come abbia-mo gia ricordato, vennero tutti occupati in brevissimo tempo; si trattava piuttosto di una pubblicita per Guimard stesso, sontuo-sa presentazione che esaltava la sua capacita esemplare di porta-re a termine un programma ambizioso: soddisfare le esigenze dei contemporanei in termini di comfort, pur rispettando la loro aspirazione a vivere in un ambiente spiccatamente «moderno». D'altronde Guimard non esitera a riprendere alcune tavole del-1'album per le conferenze del 4 aprile e del 12 maggio 1899 sulla rinascita dell'arte nell'architettura moderna, cosi come non aveva esitato a introdurre nella pubblicazione alcuni modelli di mobili e oggetti non relativi all'arredo interne) di Castel Beranger, e quindi suscettibili di essere notati e acquistati da eventuali amatori о potenziali clienti in occasione di lavori piii importanti. Se Castel Beranger rappresento la tappa decisiva della carriera dell'architetto, la pubblicazione di questa monografia costitui in-vece la prima pietra della propaganda in favore dello «stile Guimard*.
1 Fi; lio di un ortopedico e di una lavandaia Hector Guimard nacque il 10 marzo 1867 a Lione. I genitori avevano gia una figlia, nata l'anno prima, mentre il ter-zo figlio, un maschio, venne alia luce nel 1870.
2. Agli esami di ammissione. che si svolsero il 17 marzo 1885, Guimard risulto cinquantaduesimo su sessantatre candidati. II primo aprile venne ufficialmente iscritto presso l'atelier di Gustave Raulin (1837-1910), со diretto da Emile Vau-dremer (1829-1914).
3- La hsta degli csami conseguiti da Guimard durante il ciclo accademico e n portata nel suo incartamento scolastico (Paris, Archives Nationales, AJ 52/393, fol. 332).
4. Guimard entro all'Ecole des Arts decoratifs a 15 anni, I'll ottobre 1882. II 26 dicembre 1883 venne ammesso nella dasse di architettura, dove fu allievo di Charles Genuys (1852-1928). II suo incartamento scolastico ё conservato presso gli Archives nationales di Parigi (J 53/43).
5. Quest'incarico gli venne concesso con un decreto ministeriale del 29 dicembre 1891. Guimard dara le dimissioni il 22 luglio 1900. Nel 1926, il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferira la qualifica di membro onorario per la sua atti-vita di insegnante (vedi l'incartamento relativo alia sua attivita di professore eon servato presso gli Archives Nationales di Parigi, AJ 53/130).
6. Questa realizzazione avra l'onore di essere riprodotta sulla rivista specializza-ta «La Construction Moderne» del 22 marzo 1890.
7. Fu senz'altro grazie a Genuys che Guimard scopri l'opera di Viollet-le-Duc.
8. Distrutta nel 1945.
9. Trasformata alia fine degli anni 1930, tanto da essere ormai irriconoscibile.
10. Distrutto nel 1905-1906.
11. Disiruttonel 1969.
12. La linea 1 vienc inaugurate nel luglio 1900, la linea Etoile-Trocadero nelTottobre dello stesso anno. Nel 1903, dopo alcune incomprensioni su aspetti finan-ziari, viene firmato un accordo tra l'architetto e la Compagnie; l'anno successivo awiene la rottura tra le parti, per via della costruzione della fermata dell'Opera. Nel frattempo pero la Compagnie, giuridicamente proprietaria di vari modelli creati da Guimard, prosegue la sistemazione degli arrcdi semplici sino al 1913. Le fermate della stazione Eroile verranno smantellate a partire dal 1927.
13. Guimard espone nella classe 66 «frammenti di interni» e nella classe «carta da parati». Ё inoltre responsabile dellc installazioni del chimico Dejardin (classe 115) e del profumiere Millot (classe 90).
14. Distrutta durante la seconda guerra mondiale.
15. L'edificio, costruito tra il 1902 e il 1904, fu raso al suolo nel 1957.
16. Dodici richieste di brevetti furono depositate tra il dicembre 1920 e il gen-naio 1921; i brevetti, che vennero tutti rilasciati e pubblicati, sono conservati al-l'lnstitut national de la Propriete industrielle di Parigi.
17. II testo integrale della conferenza ё conservato negli incartamenti consegnati da Adeline Oppenheim-Guimard alia Public Library di New York.
18. Lettera conservata presso gli Archives Nationales di Parigi (F12/12771).
19. Vedi Les concours de facades de la ville de Paris, 1898 1905, Paris, Librairie de la Construction moderne», s.d p. 5.
20. Oltre a un'attivita personale molto interessante, Bonnier ebbe mansioni uffi-ciali nell'ambito deU'amministrazione della citta di Parigi: nominato sin dal 1884 architetto addetto alia viabilita comunale, divenne nel 1911 direttore dei servizi di architettura e dei giardini
21. Vedi Les concours .., op. tit., p. 9.
22. La classifica dava gli architetti ex aequo. La pubblicazione della lista degli edifici premiati non seguiva un ordine in base al merito, bensi il semplice ordine alfabetico. Al fianco di Guimard - il piu giovane tra i premiati - vennero ricom-pensati: Charles-Jules Breffendille (1861-1913) per il palazzo al numero 18 di rue Croix-des-Petits-Champs, Henri Bunel (1839 1903) e Eugene Dupuis (18391917) per quello al 39 di rue de la Chaussee d'Antin, Georges Debrie (18561909) per il 24 di rue du Roi-de-Sicile, Louis-Pierre Marquet (1859-1932) per il 204 di rue de Crenelle e Michel Rabier (nato nel 1860) per Г87 di boulevard de la Villette.
23. Nata a Mont-de-Marsan il 14 ottobre 1835, Anne Elisabeth Boingnieres spo-so Emilc Fournier il 18 maggio del 1860. Mori a Meaux, durante un soggiorno presso una delle figlie, il 7 gennaio 1923. II Castel Beranger rimase proprieta della famiglia sino al 1987, anno in cui passo agli Orfani di Auteuil, ai quali Madeleine Schneider (1906 1987', nipote di Elisabeth Fournier. lo aveva lasciato in eredita. Venduto in seguito ben tre volte, ё dal 30 luglio 1990 di proprieta della SocietE Tsumura France et Compagnie. Iscritto il 5 luglio 1965 sul supplemento dell'inventario dei monumenti storici per le facdate, le coperture, l'ingresso e la porta, l'edificio venne iscritto nella sua totalita sul supplemento dell'inventario e infine fu inserito a tutti gli effetti, grazie a un decreto del 31 luglio 1992. tra i monumenti storici, di cui fa parte ancora oggi.
24. Etudes sur le Castel Beranger, ceuvre de Hector Guimard par MM. G. Soulier etP.N., Paris, Librairie Rouam 1899, pp. 36-37. II testo citato ё di P. N.. che po-trebbe essere Paul Nozal. jntimo amico di Guimard e figlio di Leon Nozal. uno dei clienti piu importanti dell'architetto. II fatto riferito in questo dialogo, cioe che 1'immobile fosse stato oecupato cost presto, viene confermato da Paul Signac (1863-1935), il quale sin dalla primavera del 1897 si mostro molto interessato a uno degli studi del sesto piano (vedi Philippe Thiebaut, Art Nouveau et neo-im-pressionnisme: les ateliers de Signac, in «Revue de l'Art», 92, 1991-2, pp. 72-78).
25. Nei fondi Guimard del museo d'Orsay vi e un bel progetto di specchio «de-stinato all'appartamento della vedova E. Fournier» datato 27 ottobre 1897 Lo pera ё riprodotta sulla tavola 60 dell'album di Castel Beranger, come anche nella «Revue des Arts decoratifs» del gennaio 1899, p. 8.
26. Dal 1895 al 1897 Guimard, nella corrispondenza e nell'intestazione dei suoi disegni, usa il termine «proprieta Fournier», «immobile Fournier» e poi «Castel Fournier». Per quanro ne sappiamo, il primo documento che parli di un «Castel Beranger» risale al 4 maggio 1897; si tratta di una lettera di Guimard rivolta a Louvrier de Lajolnis, direttore dell'Ecole nationale des Arts decoratifs (Paris, Archives Nationales, AJ 53/150, doc. 48).
27. Ipotesi fondata, in assenza a tutt'oggi di documenti di archivio, su un'osser-vazione tratta da Etudes sur le Castel Beranger. op. cit., p. 36: «... e cost il proble-ma si pone per lei brutalmente nel dicembre del 1894».
28. Vedi «Bulletin municipal officiel», 20 febbraio 1895, p. 516.
29. Vedi «BuHetin municipal officiel», 28 giugno 1895, p. 1640.
30. Questa lettera fa parte dell'incartamento costituito in occasione della secon-da richiesta (Archives de Paris et de la Seine, VO 11/1718).
31. Vedi Les maisons de M. Guimard, rue La Fontaine, in «L'Architecture», 19 dicembre 1896, p. 387.
32. Su questo argomento, vedi il capitolo V intitolato Le post-haussmannisme so-is It' III Republique dell'opera di Francois Loyer. Paris XIX siicle. L'immeuble et la rue, Paris, Fernand Hazan 1987.
33. Occorrera pero aspettare il generoso regolamento del 1902 per assistere al-l'apparizione di coperture tanto imponenti quanto complesse e a un animazione dinamica delle facciate. Vedi Loyer, op. at., p. 407-418.
34. II discorso, pronunciato in occasione della mostra dedicata a Castel Beranger dal quotidiano «Le Figaro» nelle sue sale al 26 di rue Druot, si intitolava La renaissance de Vart dans Varchitecture moderne, e fu riportato dal «Moniteur des arts» il 7 luglio 1899, pp. 1465-1471.
35. Osservazione pertettamente riassunta dal commento al Castel Beranger fatto da Stanislas Ferrand, architetto-ingegnere e deputato: «Mi sembrava che l'ombra maestosa di Viollet le-Duc sorridesse davanti all'opera di Guimard, come sorri-de l'antenato gentile di fronte al bambino nato dal suo sangue, dal suo cervcllo e dal suo сиоге» (Le Castel Beranger, in «Le Batiment», 9 aprile 1899, p. 1).
36. « [...] la simmetria non ё assolutamente una condizione dell'arte, come mol-ti fanno finta di credere; ё un'abitudine degli occhi, nient'altro» (Habitations modernes recueillies par E. Viollet-leDuc. Paris, V, A. Morel et C" 1875, Conclusion, n. p.)
37. Vedi Histoire d'une maison, Paris. Bibliotheque d education et de recreation, 1873, pp. 17-19.
38. Paul Signac, Hector Guimard: L'art dans I'habitation moderne, le Castel Beranger, in «La Revue Blanches 15 febbraio 1899, p. 317.
39. Jean Rameau, Maisons modernes, in «Le Gaulois», lunedi 3 aprile 1899.
40. En flanant, in «Le Journal des Debats», venerdi 7 aprile 1899. Quel campa-nello, ormai scomparso. ё riprodotto sulla tavola 35. figura 1, dell'album di Castel Beranger.
41. Op. cit, p. 388: «Тгорра ghisa spiegazzata с ferro vecchio contorto».
42. Secondo la giudiziosa ipotesi di Francoise Dierkens Aubry, Hector Guimard et la Belgique: aux origines d'un style, in Guimard. Colloque international Musee d'Orsay (12 et 13 juin 1992), Paris, Reunion des Musees nationaux, 1994, p. 32. Sui rapporti Guimard-Horta vedi anche la straordinaria relazionc fatta a quello stesso convegno e intitolata semplicemente: Guimard e Horta, in cui il professor Gianfranco Borsi presenta nuovi criteri di giudizio sulle relazioni Guimard-
43. Vedi Francois Loyer e Jean Delhaye, Victor Horta. Hotel Tassel 1893-1895. Bruxelles, Archives d'architecture moderne 1986, p. 22.
44. Boileau, op. cit., p. 388.
45. Riprodotta sulla tavola 65 dell'album di Castel Beranger.
46. Tutti questi modelli sono a tutt'oggi di proprieta della famiglia Guimard.
47. Guimard, La Renaissance..., op. at, p. 1469.
48. Vedi in proposito Ezio Godoli, Guimard et Dali, relazione fatta nel 1992 al convegno su Guimard, op. cit., p. 73-86.
49. Op at., p. 319.
50. Vedi Cecile БиНёге, Victor Horta. Memoires, Bruxelles, Ministere de la Com-munaute francaise 1895, p. 147.
51. «Intende pubblicare una monografia completa sulla sua opcia с i miei schiz zi avrebbero, pare, danneggiato la pubblicazione* (Boileau, op. at., p. 387).
52. II bollettino per la sottoscrizione, inserito in varie riviste d'arte, ne prevede-va la pubblicazione il 15 giugno 1898.
53. Dopo la proclamazione del risultato del concorso per le facciate, Guimard fe-ce immediatamentc scolpirc sulla facciata di Castel Beranger, in lettere da lui ideate, la seguente iscrizionc: «Edificio premiato al primo Concorso per le Facciate della Citta di Parigi. Hector Guimard Architetto 1897 1898» Alio stesso modo, non lascera a nessun altro il compito di ideare il manifesto della mostra che «Le I;igaro» dcdico al Castel Beranger nell'aprile-maggio 1899.
54. La ditta fu fondata nel 1872, ma usufruiva di un personale di altissimo livel-lo, dato che proveniva dalla ditta Firmin-Didot.
Bibliografia essenziale
Champier, Victor, Le Castel Beranger et M. Hector Guimard, in «Revue des Arts decoratifs», gennaio 1899, pp. 1-10.
Guimard. Hector, La Renaissance de I'art dans Varchitecture moderne, in «Le Mo-niteur des artr», 7 luglio 1899, pp. 1465-1471.
Gustave Soulier e P. N.. Etudes sur le Castel Beranger. teuvre de Hector Guimard Architecte, Paris, Librairie Rouam, 1899.
Fabre, Abel, Du gothique au moderne, in «Le Mois litteraire et pittoresque», set-tembre 1901, pp. 290-302.
Guimard. Hector, An Architect's opinion of «l'Art Nouveau», in «The Architectural Record», vol. XII, n. 2, 1902, pp. 126-133.
Colombo, Emilio e Koenig, Giovanni Klaus, Hector Guimard 1867-1942. in «Ca-sabella», ottobre 1968, pp. 36-56.
Hector Guimard, New York, The Museum of Modern Art, marzo-maggio 1970, catalogo a cura di Lanier Graham.
Poupec. Henri, Actualite de Guimard, in «La Construction moderne», luglio-agosto 1970, pp. 41-57.
Pionniers du XX' siecle. Guimard. Horta. Van de Velde, Paris, Musee des Arts decoratifs. 10 marzo 31 maggio 1971, catalogo a cura di Robert L. Delevoy e Yvon-
Culpepper, Ralph, Hector Guimard. Bibliographic Paris, Societe des Amis de la Bibliotheque Forney, 1975.
Nayler, Gillian et al., Architectural Monographs. Guimard, London, Academy Editions, 1978.
Frontisi, Claude, Guimard Hector. Architectures, Paris, Hector Guimard et ses amis [1985].
Thiebaut, Philippe, Guimard. L'Art Nouveau, Paris, Gallimard, 1992. Guimard, Parigi, Musee d'Orsay, 13 aprile-26 luglio 1992, catalogo a cura di Philippe Thiebaut, Paris, Reunion des Musees nationaux.
Guimard, Convegno internazionale, Musee d'Orsay, 12 13 giugno 1992, a cura di Claude Frontisi e Philippe Thiebaut, Paris, Reunion des Musees nationaux, 1994.
sabeth Fournier non fu solo soddisfatta della propria scelta dal punto di vista economico, ma a quanto pare anche affascinata dal risultato ottenuto, come dimostra la sua decisione, presa an-cor prima della fine dei lavori25, di lasciare la vicina abitazione di rue Adolphe-Yvon per trasferirsi in un appartamento di tre vani al terzo piano con affaccio su strada, nell'edificio che, dalla pri-mavera del 1897, aveva cambiato la denominazione di Castel «Fournier»26 in Castel «Beranger», per la vicinanza con la via private dedicata al celebre chansonnier Pierre Beranger (17801857).
L'incarico della signora Fournier risale verosimilmente alia fine del 189427. Grazie al «Bulletin municipal officiel» sappiamo che la richiesta di concessione edilizia per un «edificio» fu deposita-ta presso la prefettura della Senna il 19 febbraio 189528. Nel giugno dello stesso anno, la medesima fonte pubblica un'altra richiesta di concessione edilizia, che non si riferisce piu pero a un «edificio» ma a «edifici», al plurale29.1 primi documenti ufficiali in archivio risalgono al giugno 1895, e parlano anch'essi di diverse costruzioni. Fra essi troviamo una lettera autografa di Guimard siglata dalla signora Fournier: «La sottoscritta, proprieta-ria di un terreno in rue La Fontaine n° 6, all'angolo di rue La Fontaine e Hameau Beranger, in vista deU'edificazione di alcune costruzioni sul suo terreno, consegna in allegato le piante, le se-zioni e i prospetti di dette costruzioni e sollecita inoltre il per-messo necessario da parte di codesta amministrazione [...]»30. Tra il febbraio e il giugno 1895 il progetto venne sensibilmente am-pliato, tanto da rendere necessaria una seconda richiesta. Con-cessa senza alcuna difficolta il 16 settembre 1895, questa riguar-da «tre edifici d'abitazione, ubicati: 1°) un edificio lungo rue La Fontaine, con l'ala destra sulla corte, cantinato e composto da un pianterreno, cinque piani in pietra squadrata e un sesto in parte squadrato e in parte rivestito; 2°) a prolungamento di questa stessa ala, un edificio con cantine e pianterreno, costituito da cinque piani in pietra squadrata e un sesto piano sottotetto; 3°) un edificio con retro affacciato in fondo alia corte e facciata rivolta verso Hameau Beranger, con cantine e pianterreno, costituito da quattro piani squadrati e un quinto piano sottotetto. Questi ulti-mi due edifici formano su tre lati una seconda corte, chiusa sul quarto lato da un muro divisorio ...». II passaggio da una a piu costruzioni ё stato senz'altro deciso a breve distanza dalla prima richiesta del febbraio 1895, dato che le piante, le sezioni e i prospetti che corredano la seconda richiesta risalgono al marzo 1895. A parte i dettagli ornamentali, questa documentazione corrisponde alia fisionomia attuale del Castel Beranger. Le fon-damenta vengono quindi gettate nell'autunno del 1895 e i lavori saranno completati alia fine deU'anno successivo, come dimostra il resoconto della visita effettuata dah"architetto Louis-Charles Boileau (1837-1914): «Immaginate una bella costruzione, ben congegnata, con il pianterreno in pietra, i piani superiori in mat-tone rosa e pietra, con rivestimenti di legno e balconi dipinti di blu, qua e la decorazioni realizzate con lastre di ferro, mattoni smaltati in una tonalita leggermente bluastra о pannelli di pietra arenaria scolpita, di un rosa vagamente azzurrino...»31. Questo primo commento su Castel Beranger, globalmente posi-tivo - le uniche riserve riguardano alcuni particolari della deco-razione - anticipa il premio vinto nel 1899. Una vittoria che pare del tutto logica, dal momento che il complesso di Guimard era pienamente in linea col rigetto e la condanna del sistematismo hausmanniano che sin dall'inizio degli anni 188032 animava la scena architettonica parigina, traducendosi in una serie di pre-scrizioni edilizie. L'uniformita e la monotonia caratteristiche della scrittura di ispirazione hausmanniana avevano subito un primo, decisivo attacco con la pubblicazione del regolamento del 1884 che, autorizzando lo sviluppo del sottotetto sulla facciata, consentiva un incremento non indifferente del volume degli edifici33. Quanto alia continuita lineare delle facciate, era stata mes-sa fortemente in discussione da un regolamento del 1893 che am-metteva la costruzione in muratura dei bow-window, sino ad al-lora ammessi esclusivamente in materiali leggeri. Cio consentiva di ampliare alcune campate, di variare sensibilmente il ritmo delle aperture e, conseguentemente, di movimentare le facciate. Fu-rono queste le disposizioni che permisero agli edifici parigini degli anni novanta di distinguersi dalle costruzioni vicine; distin-zione peraltro incoraggiata dal trionfo della scuola razionalista che traduceva in pratica le lezioni neogotiche di Viollet-le-Duc e Anatole de Baudot (1834-1915). Anche la scelta delle tecniche e dei materiali da costruzione dimostra quanto Guimard fosse al passo coi tempi e abile nel trarre vantaggio dai sorprendenti pro-gressi raggiunti nel campo della stereotomia della pietra, dell'as-sociazione tra pietra molare e cemento e tra mattone forato e tra-vetti di ferro, dell'uso della lamiera rivettata e, piu in generale, dalla spettacolare diminuzione dei costi legati alia decorazione. Guimard era quindi pienamente autorizzato a dichiarare - ben-che la sicurezza di cui fa mostra appaia talvolta esasperante - durante una conferenza il 12 maggio 1899: «II Castel Beranger ё un'opera in cui, pur appellandosi ai principi di Viollet-le-Duc, si rispettano prima di tutto i principi della logica»M. Che Castel Beranger incarni prima di tutto i principi della scuola razionalista francese, ё innegabile": vi risultano totalmente assenti la piattez-za e la simmetria, condannate da Viollet-le-Duc in ragione del lo-ro carattere fittizio'6. L'articolazione delle facciate, che si manife-sta mediante rientranze e aggetti sottolineati dalla verticalita, ri-sulta pienamente leggibile, consentendo di individuare chiara-mente disposizione e funzione dei volumi interni. Le sale da pranzo, ad esempio, si ampliano grazie ai bow-window; gli anti-bagni creano sbalzi e le rampe delle scale sono sottolineate dalla disposizione delle finestre. Forme e dimensioni delle aperture in-dicano chiaramente la natura e la gerarchia delle funzioni; il ri-schio di aridita analitica che poteva scaturire da un simile ap-proccio viene scongiurato dal gioco colorato dei materiali usati. E ancora una volta bisogna chiarire che la scelta dei materiali non ё gratuita ne arbitraria; scaturisce piuttosto da una vera e propria riflessione, sia estetica che economica. Da un lato, se-condo l'architetto, il materiale deve rimanere visibile al fine di mostrare il suo ruolo nella struttura generale, un ruolo che gli viene attribuito dalla sua stessa natura. Inoltre, Guimard ha te-nuto costantemente presente il fatto che stava costruendo un complesso di appartamenti d'affitto. Con questa premessa, la co-stosa pietra da taglio (pietra di Euville per i basamenti, roccia di Mery per le facciate con Peccezione dei cornicioni, dei corrima-ni e dei coronamenti di verande e balaustre che sono in roccia della Ferte-Milom) non poteva svolgere che un ruolo ridotto e apparire quindi esclusivamente nelle parti della costruzione che necessitavano di una resistenza maggiore. Invece la pietra molare, molto meno costosa e assai resistente, viene largamente usata per i fronti interni del complesso Beranger, meno «nobili» di quelli che affacciano su strada. Per quanto riguarda i mattoni (rossi di Sannois e grigi di Borgogna, sostituiti per verande e bow-window da mattoni smaltati verdi, blu e rosa), vengono usati laddove non rischiano di compromettere la stabilita dell'edifi-cio, owero nelle ali piu leggere, nelle parti alte e negli avancor-pi. All'interno si usa il mattone forato, associate a putrelle me-talliche per i pavimenti. Logica e varieta - Guimard riteneva giu-stamente che gli inquilini avrebbero avuto bisogni e desideri di-versi - governano anche la sistemazione degli spazi interni, che presentano un'ingegnosita tutt'altro che banale. Con Peccezione del pianterreno e del sesto piano, ciascun livello conta sei appartamenti - tre per ogni corpo dell'edificio, uno di quattro vani e due di tre.
Ad accomunare gli alloggi ё la cura estrema con cui ne ё studia-ta la distribuzione, ubbidendo alia costante preoccupazione di non sprecare spazio, garantendo nel contempo condizioni otti-mali di luce e aerazione. Intorno о lungo un'anticamera che, negli appartamenti che danno sulla strada, costituisce uno spettacolare disimpegno, si articolano le stanze, comunicanti tra loro senza per questo individuare passaggi obbligati. Linfluenza di Viollet-le-Duc emerge anche nella concezione della successione cucina-tinello-sala da pranzo". Certo, le stanze risultano di dimensioni modeste, e cio vale anche per le poche sale da pranzo concepite come giardini d'inverno, il cui muro divisorio ё sostituito con colonnine di ghisa. Certo, non esistono vere e proprie stanze da bagno, ma solo angusti gabinetti. Inoltre, non c'e ascensore e la vista di cui si puo godere varia da appartamento ad appartamento; gli affitti d'altronde venivano calcolati, oltre che sulla base deU'ampiezza, anche in funzione dello spazio pro-spiciente gli appartamenti. Grazie a un elenco degli inquilini sti-lato alia morte di EJisabeth Fournier nel 1923, sappiamo per esempio che gli affitti del corpo che affacciava sulla strada varia-vano tra i 900 e i 1.200 franchi, a seconda che gli appartamenti fossero orientati verso rue La Fontaine о verso la corte. A quel tempo l'affitto piu alto - 2.300 franchi - era quello pagato dal pittore Paul Signac, il quale oltre a un appartamento al sesto piano occupava anche un ampio studio.
Da tutto cio emerge con chiarezza che di romantico Castel Beranger aveva solo il nome: l'ingegnosita dell'articolazione e del-l'assemblaggio volumetrico e la giudiziosa scelta dei materiali in-dicano chiaramente che si tratta dell'opera di un razionalista, e fu in questa chiave che venne considerato da tutta la critica qua-lificata. I «vigorosi arabeschi»'B della decorazione esterna e interna non suscitarono invece pareri altrettanto unanimi. Non si parlava piu di razionalismo о di logica, bensi di incoerenza, a volte giudicata addirittura «diabolica»: «Viene soprannominata la Casa dei Diavoli. Un nome piu che giustificato! Vi ё - dal pianterreno al tetto - una folk ascesa di figure contorte, di gruppi fantastici, con cui l'artista ha forse voluto rappresentare le chi-mere, ma nelle quali il popolo riconosce piu che altro il demo-nio; al punto che tutte le signore anziane del quartiere che pas-sano accanto all'edificio sentono il bisogno di farsi il segno della croce. Ci sono diavoli sulle porte, sulle finestre, sui finestrini degli scantinati, sui balconi e sulle vetrate, e mi ё stato detto che al-l'interno i corrimani, le manopole dei forni, le chiavi degli arma-di, tutto, dal salotto al tinello, evoca le stesse diavolerie. Se Dio non protegge piu la Francia, pare che il diavolo protegga Au-teuil. Parigini, dormite in расе»39. Simili gustosi apprezzamenti sulle «eccentricita» di Castel Beranger riempirono la stampa quotidiana, soprattutto quando venne proclamato il risultato del concorso per le migliori facciate. Citiamo per tutti il commento del critico Andre Hallays, il quale se la prende in particolare con il campanello della porta d'ingresso: «Guardate solo il campa-nello, quel fantastico campanello della porta d'ingresso, e ditemi se non vi vengono i brividi alia semplice idea di dover tirare, ogni sera, quel terribile e misterioso arnese»40. Invano si sarebbe cercato, nei progetti che accompagnavano la concessione edilizia depositata nel giugno 1895, la presenza di quell'arredo vilipeso, di quello «spiegazzamento» di materiali, per riprendere l'espressione di Charles-Louis Boileau41, di quei giochi di curve e controcurve che all'esterno si esplicano essen-zialmente intorno alle aperture, mentre all'interno invadono le superfici piane: i cambiamenti che trasformarono Castel Beranger in un edificio mitico sono notoriamente legati alia scoperta, da parte di Guimard, dell'opera di Victor Horta (1861-1947), av-venuta durante Testate del 1895. Quali opere dell'architetto bel-ga vide Guimard? Indubbiamente la casa Tassel al numero 6 di rue P-E. Janson (1893), la casa Frison al 37 di rue Lebeau (1894) e la casa Winssinger al 66 di rue Hotel-des-Monnaies (1894), ma forse anche i progetti delle case Van Bervelde e Solvay, deposita-ti rispettivamente il 2 e il 9 luglio 189542. Benche nella casa Tassel, sua prima dimora-manifesto, lo sforzo di Horta di controlla-re personalmente la decorazione degli interni sia stato soltanto parziale - Henry van de Velde (1863-1957) fece venire dall'In-ghilterra i tessuti e le carte da parati mentre Siegfried Bing (18381905), il proprietario della galleria parigina L'Art Nouveau, forni parte del mobilio43-, Guimard non pote che restare colpito, oltre che dalla volonta del collega belga di far partecipare ogni ele-mento della struttura e deU'arredo all'armonia generale, anche dall'onnipresenza della curva nella stilizzazione formale, dalla scelta precisa di audaci armonie colorate, dai giochi che scaturi-vano dalla varieta e dalla struttura dei materiali. Le fondamenta di Castel Beranger si gettano nell'autunno 1895, e questa fase non subisce modifiche attribuibili alle «scoperte» belghe. Nel frattempo, Guimard si dedica pero anima e corpo al-l'elaborazione di una nuova decorazione per le facciate e di un nuovo arredo per gli interni. In realta non si sa nulla di quali fos-sero le intenzioni dell'architetto circa 1'arredo interno degli appartamenti e delle parti comuni, prima del suo viaggio a Bruxelles. La mole di lavoro eseguita neU'arco del 1896 fu quindi in-dubbiamente considerevole. Dal resoconto del sopralluogo fatto da Boileau appare chiaro che 1'arredo interno era a buon punto: erano gia al loro posto gli stipiti delle porte e dei camini - questi ultimi in marmo о in pietra arenaria smaltata -, i rivestimenti in lincrusta-walton, le carte da parati. Inoltre, 1'articolo si conclude con una dichiarazione di Guimard, che precisa: «Sono attual-mente alio studio mosaici in arenaria e marmo per l'atrio, foco-lari per i camini, vetrate, stoffe e lincrusta per le scale, cosi come decorazioni in ferro, rame e gres per l'atrio»44; dichiarazione con-fermata, peraltro, da svariati disegni del fondo Guimard conser-vati al museo d'Orsay. Una serie importante di elementi decora-tivi dell'atrio risalenti al novembre del 1896 viene infatti seguita dai primi modelli di sistemi di illuminazione (a gas), nel gennaio 1897, di tapped, nel marzo dello stesso anno, e di vetrate nel me-se di giugno. Vi sono modelli di mobili datati a ottobre, ma la ri-cerca in questo campo era anteriore, come dimostra il fatto che Guimard aveva presentato nella primavera precedente, in occasione del Salon de la Societe nationale des Beaux-Arts, un'im-pressionante biblioteca destinata al proprio studio45. II compito, a questo punto, era particolarmente difficile, poiche non si trattava solo di concepire e di disegnare i modelli46; biso-gnava anche scovare e convincere artisti, artigiani e costruttori che ne avrebbero consentito la realizzazione. La ricerca di Guimard e i risultati che riusci a ottenere dimostrano brillantemen-te le qualita e 1'abilita degli artigiani parigini, cui l'architetto ren-dera ufficialmente omaggio presentando sulla prima pagina del-Palbum del Castel Beranger una lunga lista, contenente i nomi e la natura dell'intervento di tutti i suoi collaboratori. Grazie a essi, il linguaggio formale elaborate dah"architetto sulla carta poteva prendere vita. Si trattava di un'operazione tanto de-licata quanto indispensabile, poiche la poetica di Guimard si fondava, come lui stesso amava dichiarare, su un'acuta percezio-ne delle pulsazioni della natura, e mirava a tradurre e a restitui-re le sensazioni e le emozioni suscitate dalla circolazione e dal flusso del «ritmo dei movimenti eterni»47. Nell'elaborazione di queste forme - in cui si fondono astrazione e biomorfismo - la linea svolgeva un ruolo essenziale, poiche era la sola ritenuta in grado di originare configurazioni simboliche in cui si esprimes-sero questi ritmi originari della natura. Ma se questa architettura «di carta» pote effettivamente vedere la luce, se alcune parti -quasi informali - dell'arredo si impongono alia nostra attenzione come sorprendenti immagini polisemiche, dipende senz'altro dal fatto che il loro autore sapeva destreggiarsi con maestria nella dialettica dei pieni e dei vuoti, e che possedeva, in sovrappiu, un temperamento di scultore. Non sorprende quindi l'interesse mo-strato dai surrealisti nei confronti del carattere onirico dell'opera di Guimard4*.
II triste stato di abbandono in cui versa oggi Castel Beranger fa si che solo le splendide tavole della monografia voluta da Guimard ci permettano di comprendere cosa spinse i surrealisti a leggervi il prodotto di un meccanismo paranoico - e cosa indus-se Paul Signac a vedere nel suo architetto «il costruttore della Casa gioiosa nella Citta futura»49.
Una lussuosa monografia
Nelle poche pagine dedicate a Guimard nelle sue memorie, Horta annovera tra i debiti dell'architetto francese nei suoi confronti l'idea di dedicare monografie alle proprie creazioni50. Vero о falso che sia, ё piu che certo che Guimard decise molto presto di dedicare una monografia a Castel Beranger. Fu con questa argo-mentazione che rifiuto, verso la fine del 1896, la proposta di Louis-Charles Boileau di pubblicare nella rivista «L'Architectu-re» alcuni disegni realizzati partendo da fotografie dell'edificio in via di completamento51. La monografia vide la luce due anni L'architetto e la sua camera
Nella primavera del 1897, Hector Guimard compie trent'anni1, raggiungendo cosi il limite d'eta oltre il quale PEcole nationale des Beaux-Arts di Parigi - dove era stato ammesso nel 18852 -non consentiva ai propri studenti di presentarsi ai concorsi interni. E cosi costretto ad abbandonare l'istituto prima di aver to-talizzato il punteggio necessario per partecipare alle prove di concorso per il titolo ufficiale di «DPLG» («diplomato dal go-verno») e prima di poter ottenere l'attestato di studio3. Un in-successo che puo essere considerato parziale se si tiene conto che solo alcuni mesi dopo - precisamente il primo giugno - il giova-ne studente apre uno studio di architettura al pianterreno di un grande edificio al numero 14 di rue La Fontaine, nel quartiere di Auteuil; un edificio la cui costruzione non era ancora completa-ta e che avrebbe trasformato quel giovane, escluso dalTinsegna-mento ufficiale, in uno dei piu famosi architetti «moderni» del suo tempo.
I mediocri risultati conseguiti da Guimard presso le Belle Arti -egli ё pero un allievo brillante durante gli anni trascorsi all'Eco-le nationale des Arts decoratifs, dal 1882 al 18854 - trovano es-senzialmente due spiegazioni: in primo luogo la scelta dell'atelier Raulin che, contrariamente per esempio a quello di Victor La-loux, non garantiva i risultati migliori; secondariamente, Pimpe-gno richiestogli dall'attivita professionale, awiata addirittura nel 1888 e fattasi sempre piu intensa a partire dal 1893; era inoltre venuto ad aggiungersi l'incarico di insegnare disegno geometrico e prospettiva all'Ecole des Arts decoratifs5. Se si eccettuano un piccolo padiglione realizzato in occasione dell'Esposizione universale del 1889 per conto di un elettrotera-peuta6, in cui accostava motivi neogotici, orientaleggianti e giap-ponesi, una palazzina di appartamenti a Saint-Ouen e una casa di campagna a Brevannes (1892), le costruzioni di quel periodo sorgono essenzialmente nella zona ovest di Parigi, e piu precisamente nel quartiere di Auteuil, che rimase sempre luogo propi-zio all'attivita di Guimard. Queste opere giovanili presentano una varieta tipologica sorprendente; oltre alle realizzazioni gia ci-tate, occorre infatti menzionare un caffё-ristorante, «Au grand Neptune» (1888, distrutto nel 1910 dalla famosa alluvione della Senna), due casette di campagna a Billancourt (1890), due pic-cole residenze sull'avenue de Versailles e Photel Rosze, al numero 34 di rue Boileau (1891). Queste esperienze, di cui, ad ecce-zione della casa Rosze, resta traccia solo in materiali d'archivio, disegni о fotografie, costituiscono una preparazione piu che di-gnitosa alia sua prima opera totalmente compiuta, owero Photel particulier costruito nel 1893-94 in rue Chardon-Lagache per Louis Jassede, commerciante di spezie. II risultato ё brillante anche se un po' disordinato, se non addirittura aggressivo, per via del doppio asse e della molteplicita degli effetti creati dalla com-plessita della copertura e dalla varieta pittoresca delle aperture e dei materiali. Quest'opera esprime una rara sensibilita per i vo-lumi e la materia e un'awersione nei confronti del principio della simmetria; entrambe traggono diretta ispirazione dall'attenta lettura dell'opera teorica di Е^ёпе Viollet-le-Duc, e in partico-lare di Entretiens sur Г Architecture (1863-72)7. Un'opera cui Guimard non teme peraltro di attingere quasi alia lettera lungo Pintero corso della propria carriera; ad esempio, Paggetto del portico dell'Ecole du Sacre-Cceur, in avenue La Frilliere, soste-nuto da una trave a doppia T che poggia su due coppie di pu-trelle in ghisa inclinate e riunite alia base da uno zoccolo di pietra, altro поп ё che un calco fedele della sezione della sala riu-nioni di un mercato coperto proposta da Viollet-le-Duc nel XIV entretien.
I disegni prospettici dell'Ecole du Sacre Coeur, risalenti al 15 febbraio 1895, sono contemporanei alia richiesta di concessione edilizia inoltrata alle autorita parigine per Castel Beranger, l'edificio per appartamenti che avrebbe dato notorieta all'architetto. Una notorieta alimentata dall'incredibile attivita del periodo 18981900: in soli due anni Guimard riesce, tra le altre cose, a stilare i progetti e immaginare gli interni della casa Roy all'81 di boulevard Suchet8, della villa Canivet a Garches', dell'auditorium Humbert de Romans1" in rue Saint-Didier, della casa Coilliot in rue de Fleurus a Lille, del Castel Henriette a Sevres", della villa Bluette a Hermanville sulla costa normanna. A questo elenco impressionante va owiamente aggiunta la pro-gettazione di stazioni, edicole e arredi della metropolitana, al-trettanti argomenti a dimostrazione della rapidita e dell'inesauri-bile inventiva dell'architetto. La mediocrita dei progetti presen-tati tra il 10 e I'll agosto 1899 al concorso indetto dalla Compagnie du Metropolitain aveva fatto si che l'incarico venisse asse-gnato a Guimard, che si impegnava a sottoporre gli elaborati al piu tardi il 15 febbraio del 1900 affinche la linea 1 (Porte-Maillot-Porte de Vincennes), accessi compresi, venisse inaugurata in occasione dell'Esposizione universale12. AlFinterno di quest'ulti-ma, cosi, l'architetto non pote degnamente figurare, poiche l'im-pegno richiesto dagli innumerevoli cantieri di cui era responsa-bile rese la sua partecipazione modesta e frammentaria". Eppure egli coglie l'opportunita di quell'appuntamento interna-zionale per pubblicare un piccolo opuscolo su se stesso, in cui appaiono per la prima volta le famose qualifiche di «architecte d'art» - chissa se voleva con cio sostituire quella di «DPLG» che non era stato in grado di conseguire? - e di «Style Guimard», qualifiche che si affermeranno nel 1903, sempre a Parigi, durante l'Exposition internationale de l'Habitation. In questa occasione infatti Guimard, oltre a realizzare il «Pavillon de Reunion d'Ete dans un Parc», vera e propria sintesi delle sue concezioni architettoniche, fara pubblicare la nota serie di cartoline intitola-ta «Le Style Guimard».
Da allora in poi, l'architetto rimane gelosamente legato a quella denominazione. Esige che venga menzionata dagli industriali cui viene affidata la realizzazione e la diffusione dei suoi modelli, come le fonderie di Saint-Dizier, la Lustre Lumiere, il fabbricante di moquette Aubert, i mobilieri Olivier e Desbordes. Inoltre, per accompagnare le opere inviate al Salon d'Automne del 1907, fa stampare un volantino in cui vengono elencati caratteristiche e prezzi di quattordici «ville stile Guimard per la campagna, il mare e il sud della Francia», dalla casetta nel bosco (la «Maisonnet-te», costo tra i 5.000 e i 6.000 franchi) sino al lussuoso «Castel Yvonna» (il cui costo di produzione ammonta a 80.000 franchi). Ma lo «stile Guimard» si esprime innanzitutto nelle costruzioni stesse. E quel linguaggio insieme astratto e biomorfico, fondato sulle fluttuazioni ritmiche della linea, sgorga ancor piu libera-mente quando l'architetto, nel caso lavori per terzi, gode della totale fiducia dei suoi clienti, sia per gli edifici d'appartamenti (142 avenue de Versailles nel 1903, 11 rue Francois-Millet nel 1909), che per le ville (La Surprise a Cabourg14, Castel Val a Au-vers sur-Oise, Castel d'Orgeval a Villemoisson-sur-Orge nel solo 1903). Un linguaggio i cui fiori all'occhiello sono indubbiamen-te la residenza al 52 di rue du Ranelagh, destinata al ricchissimo industriale Leon Nozal15, e l'hotel Guimard, al 122 di avenue Mozart, ideato nel 1909, anno del matrimonio dell'architetto con Adeline Oppenheim (1872-1965), figlia di un banchiere di New York e apprezzata ritrattista. Grazie all'appoggio finanziario della moglie e al sostegno amichevole di Nozal, Guimard ё in grado di fondare nel 1910 una societa immobiliare, la Societe generale de constructions modernes, che garantisce la realizzazione e la promozione di un vasto gruppo di edifici in rue Gros, rue La Fontaine e rue Agar, i cui appartamenti offrono - insieme alia di-stribuzione funzionale, igienica e confortevole - una decorazione elegante e raffinata.
Dopo la prima guerra mondiale, l'«architetto d'arte» riesce a vol-tare pagina. Diventa ingegnere e si dedica all'elaborazione di un sistema di prefabbricazione, denominato «Standard-Construc-tion», la cui proprieta gli viene garantita da una serie di brevetti16. Concepito in origine per la ricostruzione delle regioni rurali devastate dalla guerra, il sistema puo essere applicato anche alle case operaie delle zone industriali e a edifici d'abitazione urbani; il prototipo viene realizzato nel 1921, al 3 di square Jasmin. Per quanto concerne gli edifici residenziali costruiti nel 1927 in rue Greuze, il sorprendente ruolo architettonico che vi svolge il ce-mento armato, l'uso decorativo dei mattoni e l'ingegnosita della disposizione planimetrica dimostrano che l'inventiva e la vitalita di Guimard sono tutt'altro che scemate. L'architetto si interroga costantemente sulla professione, spesso mettendola a confronto con le contraddittorie esigenze del suo tempo. Nel 1925, all'in-domani dell'Exposition internationale des Arts decoratifs et in-dustriels modernes, in una conferenza trasmessa via radio dalla Tour Eiffel, lancia un awertimento contro i capricci della moda: «Ma affinche questa moda del nudo possa durare, cssa deve con-durre a un'estetica del nudo, per sfociare nella formazione di uno stile...»". E nel 1937, alia vigilia dell'Esposizione internazio-nale di Parigi, si permette nuovamente di attirare l'attenzione delle autorita sulla «possibilita di evitare un'architettura cubica e nudica»18. Quello stesso anno la sua salute, sempre piu cagione-vole, lo costringe a diversi ricoveri presso la clinica di Saint-Cloud. A causa del deteriorarsi del clima politico - Adeline ё ebrea -, la coppia decide di trasferirsi temporaneamente negli Stati Uniti. Nel settembre 1938 Guimard sbarca a New York, dove si spegne il 20 maggio 1942 in una lussuosa suite dell'hotel Adams.
Il Castel Beranger
Б 28 marzo 1889 vengono proclamati i risultati del primo concorso per le facciate, istituito nel dicembre 1897 dal Conseil municipal de la Ville de Paris al fine di «reagire alia monotonia del-
10 stile sin troppo primitivo di quelle case dalle facciate uniformi che si costruiscono da troppo tempo», e di «eliminare dalle no-stre strade la sconfortante uniformita generata da quei grandi edifici, sulle cui facciate non mancano mai gli eterni balconi al secondo e al quarto piano»19. L'architetto Louis Bonnier (1856-1956)2", relatore della giuria incaricata della delibera sulle case costruite nel 1898, ricorda i criteri adottati dalla commissione: «Cercando di essere il piu possibile di larghe vedute e di pre-miare preferibilmente gli insiemi armoniosi, fossero essi conce-piti da temperamenti forti о lievi, rabbiosi о anche ... pacifici, [la giuria] ha selezionato, tra le numerose opere che le sono state sottoposte, le facciate in grado di spezzare, in virtu del movi-mento e della decorazione, l'ininterrotta fuga di linee orizzonta-
11 che intristiscono le nostre strade. Ha ricercato il felice equili-brio tra pieni e vuoti, la sobrieta degli ornamenti scultorei e infi-ne, soprattutto, quella visione d'insieme che contraddistingue ип'орега»21.(.....)
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