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I dialetti delle regioni d'Italia



Год выпуска: 1972 г.
Автор: Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella
Издатель: Firenze Sansoni
Формат: PDF
Качество: Отсканированные страницы
Кол-во страниц: 278
"Nessuna regione italiana ha avuto una storia linguistica unitaria". Partendo da questo presupposto i due autori forniscono qui un'esauriente guida attraverso la variegata realtà dei dialetti d'Italia. Un compito particolarmente complesso perché "l'alterazione del latino non avviene mai a livello regionale, ma attraverso i tanti latini corrispondenti alle pievi, alle unità rurali, ai proprietari delle piccole corti". La radiografia linguistica delle varie parlate è accompagnata da una bibliografia aggiornata, da indici di tipo geografico, fonetico, morfologico, lessicale e da nove tavole illustrative.
Questo libro è nato dai commenti dialettologici della grande raccolta di monografie regionali, pubblicata, sotto il titolo TUTTITALIA, dalla casa Sansoni, fra gli anni 1961 e 1967. Le unità nelle quali il libro si  compone corrispondono alle regioni previste dalla Costituzione italiana.
Ma il libro si propone uno scopo più ambizioso di una raccolta comparativa di tutti i dialetti italiani che continuano con maggiore o minore fedeltà il latino parlato un tempo.  

INTRODUZIONE

Questo libro è nato dai commenti dialettologici délia grande raccolia di monografie regionali, pubblicata, sotto il titolo TUTTITALIA, dalla casa Sansoni, fra gli anni 1961 e 1967. Le unità nelle quali il libro si scompone corrispondono alie regioni previste dalla Costituzione ita­liana. Ma il libro si propone uno scopo più ambizioso di una raccolta comparativa di tutti i dialetti italiani che continuano con maggiore o minore fedeltà il latino par-lato un tempo. Questo compito prevalentemente técnico è lasciato alie opere elencate nella bibliografía di questo volume alla p. IX.

Lo scopo del libro, tríplice, è quello invece di ¡Ilustrare le forze in gioco che hanno agito prima perché la compat-tezza del latino fosse incrinata, poi perché, arginato il pro-cesso di jrammentazione o disgregazione, cominciassero e si facessero sentiré, con maggiore o minore fortuna, elementi di concentrazione e ricostruzione. Dal primo punto di vi­sta, la crisi virtuale del latino comincia alla fine del primo secólo a. C, quando il latino viene chiamato a un con­fronto con le lingue paríate a quel tempo in tutt'Italia, con risultati contrastanti. Da una parte si ebbero cosï i risultati délie tradizioni linguistiche che non si influenza-rono in Sardegna, in Toscana, nel Salento, nelle isole del-l'estuario véneto. Dall'altra l'intera valle padana, per ra-gioni dirette o indirette, subi profondamente l'influsso di modelli gallici e diede vita a un latino parlato che noi chiamiamo, a causa dei suoi caratteri comuni, « gallo-italico ». E in quell'Italia centro-meridionale, detta « me­diana », definita dal corso méridionale del fiume Esino, e da quello orientale del Tevere, il latino fu invece forte-mente influenzato da tradizioni linguistiche umbre e san-nitiche e formo un territorio clialettale abbastanza unitario a cui spetta l'attributo comune di « umbro-sannitico ». La seconda tesi fondamentale del libro è che l'alterazione e frainmentazione del latino non avviene mai a livello ré­gionale, attraverso un latino colorito regionalmente, ma attraverso i tanti latini corrispondenti aile pievi, aile unità rurali, ai proprietari délie piccole corti, ail'interno délie quali si trasmetteva, da una generazione all'altra, e in modo sempre meno controllato e rigoroso, il povero voca-bolario dell'agricoltore, dell'artigiano nei suoi sentimenti elementari, del fedele in ascolto délia periódica spiegazione del vangelo.

La terza meta che ci siamo prefissi consiste nel dimostrare che il processo di ricostruzione non riprende vecchi schemi. Lo promuovono gli ampliamenti di orizzonte, qualunque sia la forza che Ii determina: ampliamento di orizzonti commerciali ed economici, ampliamento di orizzonti di­sciplinan, religiosi o laici, di jorze politiche che irradiano da centri di potere più lontani. Nessuna regione italiana ha avuto una storia lingüistica unitaria. Nessuna storia re­gionale pub jare a meno délie esperienze linguistiche del suo territorio. Alla fine di questa lettura, il lettore avrà fatto l'esperienza incomparabile di un condensato délia storia d'Italia, una e varia, sulla base délie testimoníame linguistiche.

Sono escluse dalla trattazione le tradizioni linguistiche estranee a quella italiana, e cioè provenzale nel Piemonte, franco-provenzale nel Piemonte e nella Val d'Aosta, tede-sca nel Piemonte, nella Val d'Aosta, nel Véneto, nel Tren-tino-Alto Adige, nel Friuli-Venezia Giulia, slovena nel Friuli-Venezia Giulia, serbo-croata nel Molise, albanese in tutte le regioni meridionali, greca in Calabria e nel Sa-lento, catalana in Sardegna. Sono esclusi anche i dialetti italiani parlati fuori dei confini politici del nostro paese. Si è mirato soprattutto a una caratterizzazione délie varie paríate: l'esposizione grammaticale e lessicale è quindi tutt'altro che esaustiva. Corne è stato già detto, Vampia bibliografía ha lo scopo di completare, nei limiti attuali délia ricerca dialettologica, il quadro lingüístico di ogni regione. Da essa sonó escluse sia opere troppo particolari sia opere di interesse più vasto che pure si raccomandano ai lettori: tra queste Le origini délie lingue neolatine di Cario Tagliavini, che ci dà una classificazione estrema-mente chiara e precisa dei dialetti italiani, e il Dizionario Etimológico Italiano di Carlo Battisti e Giovanni Alessio, ñeco di termini regionali, nonché il Romanisches Etymo­logisches Wörterbuch di W. Meyer-Lübke. Nelle singóle trattazioni bibliografiche le suddivisioni per categoría sono da considerare puramente indicative.

Ai titoli raccolti nella bibliografía si richiamano quelli che nelle note del testo sonó citati privi di ulteriori indi-cazioni; altre utili abbreviazioni si ottengono all'interno dei singoli capitoli per mezzo del solo nome dell'autore. Con rohlfs si indica dappertutto la Grammatica della lingua italiana e dei suoi dialetti, in tre volumi, di questo stu­dioso, con Bertoni il volumetto dell'ltalia dialettale. Le opere di carattere genérale precedono senipre, nelle cita-zioni, quelle di carattere particolare.

Nel testo, la grafía fonética è semplificata al massimo. Quando non ci son ragioni particolari si utilizza quella corrente; quando si rende necessaria una precisazione ses rappresentano la S sorda e quella sonora (raso, rosa), z e z la Z sorda e sonora (vezzo, mezzo). Limitatissimo è l'uso di s per la sibilante palatale di sciame; un po' più fré­quente quello di d per il suono cacuminale. II maiusco-letto indica la forma tipizzata.

Completano il libro uno schéma dei principali tipi di vo­calismo che risultano foudamentali per una caratterizza-zione dei dialetti italiani e alcune cartine che mostrano la diffusione geográfica di particolari fenomeni: esse sonó di-segnate in base ai dati deli'Atlante Italo-Svizzero, tranne che nel caso della settima che Luciano Giannelli ha pré­parât o usufruendo di sue personali ricerche sulla gorgia toscana.

I tre indici con cui si conclude il volume sono stati corn-pilati da Carla Mancini.

La responsabilità del lavoro è comune ai due autori. Per la precisione si ricordi che la parte storica e grammaticale è dovuta esclusivamenté a Giacomo Devoto, la parte les-sicale e bibliográfica a Gabriella Giacomelli. Gli autori vogliono dedicare il libro a un venerando ami-co, Cario Battisti, nel suo novantesimo anniversario.

GIACOMO DEVOTO

GABR1ELLA GIACOMELLI

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